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I Big Data che aiutano la mobilità cittadina e riducono l’inquinamento

Bike sharing, car sharing, piattaforme di food delivery o per la prenotazione di servizi di trasporto sono una fonte di informazioni sugli spostamenti delle persone e delle merci all’interno delle aree urbane e, oltre a migliorare il controllo del traffico, possono rivelarsi un’importante fonte per limitare l’inquinamento.

Negli Stati Uniti stanno infatti sviluppando una piattaforma software per raccoglie questi dati che possono supportare le pubbliche amministrazioni nel migliorare l’infrastruttura del trasporto locale e nel contribuire a eliminare sempre più auto private dalle strade, ottenendo meno traffico e meno inquinamento.

Non solo. È possibile generare un set di dati che può essere utilizzato per migliorare la vivibilità del quartiere o della città. Ad esempio, sapere quali sono i percorsi preferiti dai pendolari per raggiungere la stazione della metropolitana o quali sono le zone maggiormente frequentate da chi utilizza uno scooter elettrico può servire ad ottimizzare la realizzazione di piste ciclabili o l’installazione di punti di ricarica, ma anche a capire in quali orari limitare il traffico privato in certe aree della città.

I dati che vengono generati dal mezzo di trasporto o dallo smartphone vengono raccolti in maniera del tutto anonima e riguardano luogo di partenza e di arrivo, percorso, tempo, costo, percentuale di carica della batteria del mezzo. Il sistema è oggi utilizzato da 50 città in tutti gli Stati Uniti e decine di altre in tutto il mondo. Tra gli esempi più virtuosi nell’utilizzo di queste informazioni spicca Los Angeles, che utilizza i dati per i parcheggi, il tragitto dei mezzi pubblici, l’affitto di scooter, biciclette, e-bike, monopattini e in questo modo migliora la viabilità e contrasta ogni forma di privatizzazione del trasporto pubblico.



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