Metaverso: cosa c’è di concreto nei mondi virtuali? 

Pensare alla propria realtà quotidiana e declinarla sotto forma digitale, vivere esperienze importanti o anche momenti di routine, come prendere un caffè, andare a correre, comprare indumenti, tutto in forma virtuale con una realisticità percepita ed un’immersione a 360° in una gigantesca città digitale, è ciò su cui grandi aziende come Microsoft, Ubisoft, Facebook, Alibaba stanno lavorando. L’obiettivo è creare i presupposti per una rivoluzione di internet, rendere possibile una seconda vita online, connessa con centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo.

Ci vorranno cinque anni, 10 miliardi all’anno, 50 milioni solo di sviluppo prima che il Metaverso concepito da Mark Zuckerberg sia usato da milioni o miliardi di persone. Nell’attesa è già possibile accedere a piccoli frammenti.

Oculus

Di certo, nel disegno virtuale di Meta, c’è la piattaforma per la realtà virtuale di Oculus acquisita nel 2014: in sette anni gli ingegneri hanno lavorato di innovazione incrementale sul visore, adattando i contenuti ai limiti hardware della tecnologia. L’ultimo nato uscito nell’ottobre dell’anno scorso si chiama Oculus Quest 2: è un “all in one“ – non necessita di altro hardware e può essere utilizzato senza un computer o altro dispositivo che lo comandi – e senza dubbio è il miglior visore di realtà virtuale.

Il problema sono i contenuti non sempre all’altezza. Vuole dire avere tempi lunghi, permettere al giocatore di prendere confidenza con i controlli; per esempio, se l’ambiente virtuale si muove in modo diverso da ciò che il cervello si aspetta, ci sarà un conflitto fra quelle che sono le aspettative e ciò che l’occhio vede effettivamente. Nel tempo Oculus e chi progetta esperienze in 3D sono riusciti a ridurre i malesseri da chinetosi ma non li hanno eliminati del tutto.

A partire dal 2022 Oculus Quest 2 si chiamerà Meta Quest e conterrà le Meta App. L’applicativo che forse è più interessante è Horizon Workrooms, lanciato in agosto, che vuole essere una nuova piattaforma per fare smart working in VR. Come ha spiegato Andrew Bosworth, vicepresidente della divisione AR/VR di Facebook, non sarà un servizio di videoconferenza con gli avatar ma vuole essere un nuovo modo di lavorare nel quale si potranno condividere file e progetti, replicare desktop o usarlo come lavagna elettronica. La gestione dello spazio con i controller e quindi l’interfaccia è forse l’aspetto più critico del progetto insieme a quello legato alla produzione di contenuti da parte dei concorrenti o di sviluppatori indipendenti.

La proposta di Microsoft

La più convincente è la piattaforma Windows Mixed Reality: sono stati annunciati due progetti per l’evoluzione del metaverso Dynamics 365 Connected Spaces e Mesh per Microsoft Teams. La prima soluzione, ora in anteprima, fornisce una nuova prospettiva sul modo in cui le persone si muovono e interagiscono con gli spazi e su come gestiscono la salute e la sicurezza in un ambiente di lavoro ibrido. Il secondo, invece, è una modalità di comunicazione collaborativa che rende la presenza umana l’ultima frontiera della connessione. Grazie a questa piattaforma, tutti i partecipanti in una riunione possono essere presenti attraverso avatar personalizzati e spazi immersivi a cui si può accedere da qualsiasi dispositivo, senza bisogno di attrezzature speciali.

Fonte sole24ore.com



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