Dalla microinformatica degli anni ’80 fino alle attuali infrastrutture per l’intelligenza artificiale: è il percorso raccontato da Renato Brunetti, alla guida di Unidata, ripercorrendo quarant’anni di evoluzione tecnologica e industriale.
Unidata, nata nel 1985, ha attraversato tutte le principali fasi dell’innovazione digitale, trasformandosi da operatore di microinformatica a provider Internet, fino a diventare una realtà sempre più focalizzata sulle infrastrutture digitali. Un’evoluzione che, secondo Brunetti, non segue le mode, ma punta a creare basi solide per lo sviluppo di imprese e istituzioni.
Tra i progetti strategici emerge Unitirreno, la dorsale sottomarina che collegherà diverse aree chiave del Paese. “Non è solo un cavo, ma una nuova autostrada dei dati”, sottolinea. “La connettività oggi è una condizione essenziale per competitività, sicurezza e attrazione di investimenti”.
In questo scenario, anche il territorio assume un ruolo strategico: Roma e il Lazio possono diventare un hub importante nella nuova geografia digitale. Brunetti sottolinea la necessità di distribuire meglio le risorse tecnologiche per rispondere alla crescente domanda di capacità e bassa latenza.
Ma la tecnologia, da sola, non basta. “L’intelligenza artificiale può migliorare processi, efficienza e relazioni con i clienti, ma deve essere inserita in una strategia chiara”, spiega Brunetti. “Le aziende più competitive saranno quelle capaci di integrare infrastrutture, dati e capitale umano”.
Guardando al futuro, il passaggio da telco a tech company rappresenta per Unidata un’evoluzione naturale. La trasformazione digitale è una scelta industriale e culturale: le infrastrutture la rendono possibile, ma sono le persone a trasformarla in crescita reale.
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